Sopravvivere alla Fillossera: un cammino a piè franco

La Fillossera è un afide, di origine americana, arrivato in Europa nel 1863 con i primi focolai in Francia ed in Inghilterra, e nel 1879 in Italia.

Il danno della fillossera è riscontrabile mediante l’osservazione di galle nodose, all’interno delle quali, nuove generazioni di femmine dell’insetto avranno sviluppo. A livello fogliare si palesano con irregolarità della superficie, come avviene nella vite americana, ad eccezione di alcune varietà; a livello radicale con galle sulle radici, con conseguente diminuzione della capacità di assorbimento, problema tipico della vite europea, che ha portato alla devastazione di interi vigneti in tutta Europa, denominando la Fillossera “la peste della vite”.

Ancora oggi, risulta una malattia ineradicata, e molte furono le strade intraprese per debellarla, tra le quali: la sommersione d’autunno, creando un ambiente asfittico, o l’utilizzo di aratri che propagassero solfuro di carbonio, piuttosto che la dispersione di bromuro di metile (ora illegale). Tutte soluzioni insostenibili nel lungo periodo.

Fu Jules Emile Planchone, direttore del dipartimento di botanica all’università di Montpellier, a trovare la soluzione che permise di arginare il flagello di questo afide, prevenendo la scomparsa dell’intero patrimonio ampeleografico europeo. Questo accadde mediante la costruzione di una pianta bimembra, con un portainnesto di vite americana che fornisse l’apparato radicale, immune alle galle radicali, ed un innesto di vite europea che costituisse l’apparato vegetativo, immune alle galle fogliari.

Si videro così, gettate le basi per la sopravvivenza della vite europea e di una nuova viticoltura.

Ne derivò, senz’altro, la salvezza delle varietà che tutt’ora conosciamo, ma una crepa netta nella propria storia enologica, vigneti centenari irrimediabilmente perduti, ma spesso ritrovabili negli areali Californiani di Sonoma, Napa Valley, Santa Barbara e Mendocino, per citarne alcuni, che non furono affetti dal fillosseride.

Si notò però, che i terreni sabbiosi o estremamente idromorfi, vulcanici, e altitudini superiori ai 1200 metri, rappresentavano un limite insormontabile per l’insetto.

Alcuni vigneti di Priè Blanc, in Valle d’Aosta ,videro la salvezza, così come alcuni di Alicante e Nerello mascalese nell’Etna e di Carignano del Sulcis in Sardegna. Alcuni altri ancora, ebbero la medesima sorte; esempi ne furono la Liguria (Rossese bianco), e la Campania (Piedirosso).

Ciò che ha sempre reso incredibile, e per me immensamente affascinante la viticoltura, è l’impossibilità di determinare il risultato, il non poter controllare tutte le variabili, ma essere una di queste. Un’interminabile sfida che si protrae anno dopo anno, nell’avvicendarsi delle generazioni.

Quello a cui si può assistere emoziona anche la persona più distante da questa realtà. La natura non risponde a regole, l’uomo ne prende atto, ne asseconda le esigenze e si adatta ai cambiamenti, diventando parte di essa.

A Berri, una frazione di La Morra, la viticoltura sopravvisse alla catastrofe fillosserica, grazie a quelle condizioni che in questi, e poche altre situazioni, riescono ad interagire, creando qualcosa di unico ed irripetibile.

Le caratteristiche pedoclimatiche permisero un vero e proprio miracolo che vide la salvezza di un patrimonio a cielo aperto, costituito da vigne che ad oggi superano i 120 anni.

Il clima estremamente peculiare, ed il terreno con una forte componente sabbiosa (molto differente da quello tipico di La Morra, che già presenta estreme particolarità rispetto a quelli limitrofi) hanno favorito la conservazione e l’isolamento.

Produttori come Marcarini con il suo Dolcetto “Boschi di Berri”, ed Elvio Cogno con la sua Barbera d’Alba “Pre Phylloxera” nei suoi 0,25 ettari, sono tra i custodi di questo incredibile lascito.

Il mondo del vino è unico, e l’unicità ne forgia il fascino, la propensione alla ricerca, alla sua salvaguardia. È emozionante sapere quanto ogni singola variabile sia fondamentale, e quanto questa, possa condizionare il decorso storico di un’intera realtà.

Una opinione su "Sopravvivere alla Fillossera: un cammino a piè franco"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: