Margot 2017: Lerici e quel piccolo angolo di Rodano

In un piccolo angolo di paradiso, a Lerici, si trova Pian della Chiesa, azienda agricola condotta da Ottavio Muzi Falconi e Margot Jacini che, lasciando alle spalle il vecchio lavoro e la vita che conducevano a Londra, si sono trasferiti nelle Cinque Terre nel 2003, nella penisola di Caprione, rilevando 8 ettari immersi in un parco naturale di una bellezza senza tempo.

Qui, dopo i sacrifici atti alla ristrutturazione ed alla riconversione dei terreni, abbandonati durante il periodo bellico, hanno dato vita al loro progetto, un agriturismo a ridosso del Parco Naturale di Montemarcello, con due vigneti circondati da 200 alberi di ulivo e alberi di quercia.

La produzione avviene in biologico, certificata dalla vendemmia 2020, ed è suddivisa in due vigneti: uno più grande in cui crescono Syrah, Merlot e Massaretta, dove nel 2010 furono piantate 2000 barbatelle; ed uno più piccolo e recente, impiantato nel 2015, che darà alla luce il loro futuro Cabernet Franc.

Attualmente la produzione principale si basa su questa bottiglia, il Margot 2017, prodotto in soli 787 esemplari in questa annata, ai quali se ne aggiungeranno altri 1000, destinati alla produzione di una Riserva.

Il blend del Margot prevede il 60% di Syrah, con aggiunta di Merlot e Massaretta.

Quest’ultimo è un vitigno autoctono originario della zona che corre lungo il confine tra Liguria e Toscana. Il grappolo è di media grandezza, l’acino è medio-piccolo, la cui polpa presenta un colore leggermente rosato. Nonostante la buona resistenza a quasi tutte le malattie della vite, eccezion fatta per l’oidio, la produzione nel secolo scorso fu ampiamente ridotta destinandolo alla quasi totalitaria scomparsa.

La vinificazione avviene in acciaio, seguita da un affinamento in bottiglia di 6 mesi; viene imbottigliato senza aggiunta di solfiti e senza essere filtrato.

Si presenta con un bellissimo colore rubino intenso, limpido e dai riflessi violacei. Al naso compaiono subito le note di pepe e la confettura di frutti neri, poi la viola, note erbacee ed una trama speziata molto piacevole. Al palato il tannino è leggero, la freschezza è molto accentuata da una buona sapidità ed una notevole spalla acida, con una buona persistenza e un finale che lascia in bocca un gusto molto disteso e gradevole.

La prima vendemmia che ha portato a questa etichetta risale al 2014. Ciò dimostra quanto potenziale sia intrinseco in questo progetto ed in questi vigneti, e quanto sia stato fatto in termini di valorizzazione delle risorse, in un’area con un microclima unico, in cui l’apporto dato dalla vicinanza delle foreste abbraccia la brezza marina proveniente dalla costa.

Ciò che Ottavio e Margot hanno portato avanti è veramente incredibile a mio avviso, e credo che meritasse che la loro storia venisse raccontata, anche da me, ancora una volta, a testimonianza di quanto le piccole realtà nascenti come questa, stiano contribuendo al ravvivarsi di uno spirito ed un movimento che negli ultimi decenni era stato dimenticato.

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