Costa di Sera dei Tabacchei, il riflesso di un territorio straordinario

Dopo aver acquistato quello di Alfonso Rinaldi su altopiemonte, la principale enoteca online sui vini di questo territorio per cui tanto ha fatto e la cui opera di divulgazione continua tutt’ora con incessante passione, torno con piacere a parlare di Erbaluce.

Alfonso Rinaldi mi è sempre stato raccontato come una persona splendida, dalle mille doti, che conduce mezzo ettaro di vigneti a Suno, dove prende vita il Costa di Sera dei Tabacchei, 100% Erbaluce o Greco novarese.

Dire il vero motivo di tale distinzione risulta complicato quanto tradurre un haiku, ma ciò che è certo, è che tale vitigno abitava questi territori prima ancora che l’uomo decidesse di fare guerre di rivendicazione, al cui benedetto Erbaluce, felice sulle sue pergole, non importava poi granchè.

Il nome reclama un’origine ellenica o “alla moda greca”, presumibilmente focese. Ciò che risulta affascinante è che la Focide è una regione confinante con la Beozia, dove il poeta Esiodo per primo scrisse dell’appassimento, ove le auree bacche venivano raccolte e attese al sole per dieci giorni e dieci notti. E l’Erbaluce com’è noto, regala passiti straordinari.

I Focesi però in Piemonte non arrivarono mai, sostarono sulla costa ligure, che nel VI secolo a.C. si estendeva fino a Nicaea, l’attuale Nizza, ripartendo per Marsiglia e facendo poi rotta verso il mare che avrebbe posto fine alla vita di gran parte dei loro uomini, apostrofando questa vicenda ad avvincente e drammatica leggenda.

Ma l’Albalux dai grappoli dorati, dall’ardito aspetto e dalle fulve bruciacchiature donate dal solare bacio, è ora uno dei vitigni a bacca bianca più affascinanti del nostro paese, e che sia Greco o Erbaluce, nell’Alto Piemonte riesce ad esprimersi straordinariamente.

Esempi come il Costa di Sera dei Tabacchei ci fanno intuire quanto il vino ed un varietale siano svincolati dall’idea di possesso, e mettano in chiara luce il valore delle cose buone.

E questo è un vino buono, vero, coinvolgente nel suo dinamismo, dalle note citrine, di uva spina, di mela, di rosa bianca e glicine. Il corredo di erbe aromatiche anticipa ma non stravolge il sorso floreale, beverino, verticale, di golosa sapidità e dal lungo finale.

Non mancherà una visita ad Alfonso, dove la giornata sarà di certo colma di buon vino e di aneddoti su un’altra passione, di cui lui è cultore e che credo condivideremo: la buona musica.

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