Una cartolina da Bacharach

Scrissi del Riesling già nello scorso articolo, rimarcando la nostalgia di un vino che sembra sempre più occultato, nel secolo in cui pare invece maggiormente incline a concedersi.

Testimone della trasformazione culturale di un intero popolo, ha ereditato quella aleatorietà che lo contraddistingue, rendendo ogni vendemmia un atto di ricercato e divino conferimento quasi ovunque sorgesse.

Lungo il Reno, a Bacharach, trovò dimora grazie ai Romani, in quella Baccaracum in cui il dio del vino pose il suo altare, dove Waterhouse sembrò avervi fatto visita fuori dal suo tempo, quando pose su tela a dar la schiena una sirena, Die Loreley di Heine che proprio a Bacharach richiamava lo sguardo dei marinai, sollevandoli nel canto dal peso del loro esistere, un attimo prima di condurli alla fine di quella stessa esistenza.

Loreley era solita pettinarsi i capelli, color dell’oro, lo stesso dei grappoli di Riesling del Mittelrhein che in tempi remoti aveva più o meno la funzione di quell’ode liberatoria, consolante, per chi avrebbe affrontato un inverno più lungo del precedente, dove la speranza del raccolto spesso non arrivava al periodo d’invaiatura, in un’epoca di superamento delle censure oracolari, in cui il vino era un passaggio verso qualcosa di più alto della semplice sussistenza, oltre la teologia speculativa, ripudiando il pentimento del bere per dipingersi di una salvezza più effimera di ciò che il vino poteva immediatamente restituire.

L’ardesia dei vigneti di St. Jost era tutto l’aiuto divino che era stato concesso, dopo che la natura aveva disposto basse altitudini, dove il freddo inclemente del Reno aveva libero arbitrio, unito a pendenze superiori al 70% figlie di un insano verticalismo, che costringevano i viticoltori a rimanere maggiormente ancorati alle inquietudini della concretezza, laddove il violaceo delle loro mani faceva da unico accenno cromatico durante le nevicate.

Melanie Kneip è qui che produce il suo Steeger St.Jost, dopo aver intrapreso una nuova vita a Bacharach e dedicato il nome della cantina a suo figlio Lennard, venuto al mondo poco dopo aver rilevato l’attività. Una realtà giovane in grado di raggiungere un grado di espressività tale da immortalare nella renana uno dei più splendidi paesaggi della Germania occidentale.

Il loro è un Riesling che traduce la genesi vulcanica dei declivi da cui proviene e la vicinanza del Reno, un feinherb in cui si alternano note composte di idrocarburo a quelle di frutta matura, proseguendo su note agrumate, di miele e petricore. Il sorso è verticale, sono distinguibili le due tensioni opposte che convergono in una notevole armonia; la delicata avvolgenza si pone come contraltare alla freschezza e ad una sapidità quasi sovrapponibile all’acidità. Mai monotona, la beva è stratificata in piani distinguibili, le note citriche e floreali terminano un sorso di ottima persistenza.

4 pensieri riguardo “Una cartolina da Bacharach

    1. Ti ringrazio molto. Weingut Lennard è un’ottima azienda, così come i Riesling del Mittelrhein che meritano sicuramente attenzione!

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