Chi Sono

Kevin Vitale

La mia storia

Posso dire che le mie propensioni alla scrittura ed al vino, vedono le loro umili origini in tempi ben diversi, ma che entrambe abbiano assunto un senso nello stesso momento.

Ho iniziato anche io, come tanti, dal calice di papà. Tra mille sotterfugi e bicchieri di vino allungati con l’acqua, devo proprio a lui il primo ricordo. Con il sorriso sul viso attingevo al sorso proibito, quello che sigillava un patto e instaurava un legame di reciproca fiducia.

Il vino tornò presto nella mia vita, in un periodo di profondo cambiamento, quasi come una guida spirituale verso ciò che volevo, con senso critico e quel sentimentalismo che mai mi ha abbandonato. Lo scrivere divenne un modo per coniugare l’intuizione poetica a quel tipico scetticismo pragmatico che mi ha accompagnato durante il percorso accademico.

Non so dire esattamente quando la passione per il vino sia cresciuta esponenzialmente, lasciando quell’aspetto da Jeanne Hèbuterne di Modigliani per assumere quello della Monnalisa di Botero.

Ciò che so, è che rimasi perdutamente avvolto da quell’estrema complessità e potenza salvifica che abbraccia il vigneron come il poeta più decadente. Il culto del nettare di Bacco divenne in primo luogo l’opportunità di levigare ed accasare quell’edonismo che ebbi in modo quasi testamentario, porgendomi un’opportunità di crescita. Fu la possibilità di ritrovarmi, in quel lusso della parabola sartriana, dove chi esiste “esiste innanzi tutto e si definisce dopo”, che sembra spettare ad un uomo tanto quanto ad un grande Bordeaux.

La scrittura ed il vino flirtavano in modo troppo avvenente per non trovare loro una via reciproca. Studiai attraverso i corsi AIS e WSET, comprai un’altra libreria, avevo libri sparsi ovunque, c’era un vinile di Johnny Cash a far compagnia al Trattato di Enologia I di Gayon senza troppi preliminari, in una stanza che era accomodante quanto il tannino di un Sagrantino a fine fermentazione.

Iniziò una ricerca assidua del vino più lirico, del contesto più dionisiaco, passai interi periodi a guardare le mie giornate dalla prospettiva di un Riedel, tra pagine di appunti macchiate dal caffè americano. Se all’inizio mi immaginavo di trascorrere le mie serate ascoltando cover band di Dizzy Gillespie a Les Deux Magots con in mano un calice di qualche Vendange Tardive, l’idea stava evolvendo verso una prospettiva leggermente meno ambiziosa. Magari, la posizione di addetto in qualche bibliothèque limitrofa non mi sarebbe parsa poi così male. A Les Deux Magots non ci sono stato, quindi ancora oggi non escludo alcuna possibilità.

Ciò che mi allontana dall’idea di riordinare libri, colto il fatto che non sappia farlo neanche in proporzioni ridotte, è che la volontà di raccontare risulta più forte dell’abbandonarmi all’idea che le cose da narrare, in un mondo inesauribile, come lo è quello del vino in particolar modo, siano finite.

Fino a che vi sarà tempo per me di versare un altro sorso, visitare una cantina dove qualche poliedrico viticoltore, quasi incarnando Dioniso, opererà quell’incanto e trasformazione per cui noi enofili ci esaltiamo, non vi sarà modo di abbandonare la penna.

Con questi presupposti, spero sia per voi una buona lettura, magari accompagnata ad un buon calice.

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